Articoli Correlati, mon amour! Un modo intelligente ed utile per migliorare in un sol colpo sia le statistiche interne del sito web, come ad esempio il coinvolgimento, sia quelle esterne “in entrata”, cioè la SEO, l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Che figata! Ma in che modo visualizzare gli articoli correlati migliora questa roba? Che magia è mai questa?

In realtà, come tutto sul web, non si tratta di una magia da fattucchiera o di qualche formula segreta da seguire. Semplicemente ci sono dei dati, dei fatti o dei pattern da analizzare, a seconda della situazione. Quindi, ecco alcuni degli elementi che, statisticamente, certificano i benefici degli articoli correlati, quando usati correttamente:

  • Per l’esperienza utente

    • Propongono contenuti affini a quello che l’utente sta leggendo
    • L’utente è quindi potenzialmente interessato a questi articoli
    • Questo porta più facilmente a
      • Un aumento dei page views!
      • Una diminuzione del bouce rate!
  • Per la SEO, l’ottimizzazione per i motori di ricerca

    • Aumenta il numero di battute presenti nella pagina, ma non in misura tale da risultare un duplicato
    • Il testo è comunque affine all’articolo aperto, per cui il sito web viene indicizzato meglio per contenuti simili
    • Aumenta il numero di link interni di qualità, a pagine interne (gli articoli del blog) che difficilmente sono linkate nei menu

Quindi gli articoli correlati sembrano una cosa super-cool da inserire assolutamente. C’è da dire che, come tutto, gli articoli correlati sono dei semplici strumenti, e come tali possono essere usati in modo giusto od in modo sbagliato: su questo, magari, ci concentreremo in un altro articolo, e per il momento assumiamo di essere dalla parte di quelli buoni.

Cosa c’entra Jetpack con gli Articoli Correlati?

Jetpack è un plugin fantastico per molte delle funzionalità che introduce, ed i moduli sono scritti benissimo perché viene dai ragazzi di Automattic, che sappiamo essere bravi visto che hanno anche fatto WordPress e WooCommerce. Tuttavia, non è oro tutto ciò che luccica. Vediamo perché.

Javascript: l’uomo nero della SEO

ALT! Fermi tutti! Non abbiamo niente contro Javascript. Ma abbiamo qualcosa in contrario nei confronti di alcune implementazioni di JavaScript: quelle che non permettono ai simpaticissimi robot, crawler e spider dei motori di ricerca di leggere i contenuti, perché li caricano dinamicamente dopo.

Gli spider sono dei programmini un po’ sciocchi che leggono l’HTML della pagina, ma non eseguono Javascript. Questo significa che qualsiasi contenuto caricato nella pagina del tuo sito web con Javascript, non sarà disponibile per gli spider, che quindi non potranno classificarlo, nè – se contiene dei link interni – potranno seguirli per vedere dove finiscono.

Questo è il tallone d’Achille di Jetpack. Per visualizzare gli articoli correlati e velocizzare il caricamento del sito web in modo totalmente trasparente e user-friendly, Jetpack usa i server di WordPress.com (nello specifico Photon, la CDN di WordPress.com) per elaborare i contenuti: Photon poi fornirà a Jetpack miniature ed informazioni per gli articoli correlati via Javascript (nello specifico via Ajax), dopo che la pagina è stata caricata dall’utente.

Se l’utente è uno spider, questo non vedrà nulla!

Jetpack non visualizza gli Articoli Correlati per la SEO
Ecco un articolo di questo Blog visto da GoogleBot: con Jetpack, gli articoli correlati non mostrano contenuti per lo spider!

Quali alternative per gli articoli correlati?

Se usiamo gli articoli correlati in modo corretto e vogliamo migliorare la nostra visibilità nei confronti di GoogleBot, non possiamo di certo basarci sul modulo Articoli Correlati (o Related Posts) di JetPack! Le nostre scelte in questo caso ricadono su due possibili opzioni:

  • YARPP
    Yet Another Related Post Plugin è sicuramente fra i plugin più noti per WordPress. Non dovrete proccuparvi di molto: genera lui stesso delle relazioni fra i post a seconda di titolo, contenuto, tag, categorie e altri parametri, mixati in un algoritmo personalizzabile attraverso le opzioni del plugin o del widget. L’unico downside di YARPP è che l’algoritmo può risultare pesante su hosting non performanti, quindi rallentare il vostro sito web un pochino.
  • Related Posts By Taxonomy
    RPBT è un plugin tanto semplice da usare quanto YARPP. Anche lui genera in automatico i post correlati, ma senza tanti algoritmi sopraffini ed esigenti in termini di risorse, lo fa in base ai termini comuni fra le tassonomie assegnate ai post in questione: nel caso degli Articoli, più tag e categorie ci sono in comune fra due post, più sono correlati. Noi usiamo Related Posts By Taxonomy su questo sito web, e dobbiamo ammettere che fa un buon lavoro. Ovviamente, RPBT funziona meglio per quei siti web dove i tag sono generati manualmente.

Come risultano questi plugin su GoogleBot? Qui sotto vediamo Related Posts By Taxonomy:

Related Posts by Taxonomy: gli articoli correlati visti da googlebot
RPBT: gli Articoli Correlati sono visibili a GoogleBot, che quindi potrà catalogare i risultati!

Fantastico no? Abbiamo implementato RPBT la settimana scorsa, e non subito all’apertura del sito web, questo per evitare una massiccia ripetizione dei contenuti: in una settimana, già sono aumentate le nostre pagine presenti all’indice, e sta diminuendo anche il bounce rate medio. Segno che la cosa sta funzionando!

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Posted on mercoledì, novembre 2nd, 2016 at under Consigli and tagged as , , , , , .
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